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Full text of "Parisina : tragedia lirica da rappresentarsi nell'I. R. Teatro alla Scala la primavera 1841"

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00 


DA  RAPPRESENTARSI 

srsa&’a.  ea&'asa®  sc&si&ìi 

LA  PRIMAVERA  I  84  »  • 


PER  GASPARE  TRUFFI 


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M.DCCC.X  LI 


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MiJSIC  LIBRARY 
UWC-CHAPEL  HILL 


PREFAZIONE 

- - ■■JL*!LU^1  - - - 


-Il  Principe ,  nella  cui  famiglia  seguì  V atroce  caso  che 
forma  il  soggetto  del  presente  Melodramma ,  fu  Ni¬ 
colo  IV ,  non  Azzo  ,  come  piacque  al  Byron  chiamarlo 
per  comodo  del  verso  ,  e  come  io  pure  lo  chiamo.  Nel - 
P  oscuri  là  in  cui  ci  lasciano  le  Storie  ,  quelle  almeno 
che  a  me  riuscì  di  vedere  ,  delle  circostanze  di  quella 
famiglia  e  di  quel  fatto  ,  io  mi  credetti  in  diritto  df in¬ 
ventarne  alcune  probabili ,  le  quali  potessero  servire 
di  fondamento  al  Melodramma.  Ed  eccole  in  brevi 
paro  le. 

Il  Signor  di  Carrara ,  scacciato  da*  suoi  domimi 
dalla  fazion  Ghibellina  ,  cerca  ricovero  in  Corte  dJ Az¬ 
zo  ,  principe  amico  e  del  parlilo  de *  Guelfi ,  e  a  lui 
lascia  in  custodia  la  figlia  sua  Pari  sina.  Cresciuta  que¬ 
sta  in  compagnia  d J  Ugo  ,  orfanello  ,  raccolto  da  un 
vecchio  ministro  del  Duca  ,  e  da  esso  educato  fra  i 
suoi  Paggi ,  di  lui  segretamente  s* innamora  ,  ed  egli  di 
lei.  Ma  richiesta  in  isposa  da  Azzo  ,  il  quale  si  ob¬ 
bliga  di  ricuperare  al  padre  i  perduti  stati,  e  costretta, 
ad  obbedire  all' uno  e  all ’  altro  ,  e  diviene  moglie  del 
Signor  di  Ferrara.  Non  per  questo  vieti  meno  in  essa 
V amore  per  Ugo ,  ne  V amore  di  questo  per  lei.  Azzo 
per  sua  natura  diffidente  e  geloso ,  e  che.  avea  già  fatto 
perire  un  altra  donna  da  lui  creduta , infedele  ,  ha  cia¬ 
scuno  in  sospetto ,  specialmente  il  Paggio  con  cui  P a- 
risina  è  cresciuta  j  e  lo  allontana  dalla  sua  Corte  col 
pretesto  di  esercitarlo  nella  milizia.  Ugo  parte  ,  ma 
sventuratamente  ritorna.  Qui  comincia.  L'azione.  Il  se¬ 
greto  degli  amanti  e  scoperto  j  ed  Ugo  e  punito  di 
morte  ,  sebbene,  il  Duca  venga  a  conoscere  esser  quello 
un  suo  figlio  naturale ,  avuto  dalla  donna  ch'egli  avea 
fatto  perire. 


Felice  Romani. 


PERSONAGGI 


ATTORI 


AZZO  ,  signor  di  Ferrara  sig.  Marini  Ignazio 

,  \  ,  .  -  ’  •  rf  .  *  '  \  . 

PARI  SIN  A  ,  sua  moglie  sig.a  Cresciotti-Tosì  E. 

UGO,  che  poi  si  scopre  figlio 

d’Azzo  sig.  Salvi  Lorenzo 

ERNESTO,  ministro  d’Azzo  sig.  Scalese  Raffaele 

1MELDA,  damigella  di  Parisina  sig.“  Baillou-HillaretF. 

Cori  e  Comparse. 

Colligiani  Cavalieri  ,  Damigelle  ,  Gondolieri 
Armigeri  ,  Soldati. 

La  scena  e  parte  nell’ ìsola  di  Belvedere  sul  Po  , 
e  parte  in  Ferrara. 

L’epoca  è  il  XIV  secolo. 

Musica  del  Maestro  signor  Gaetano  Donizetti. 

I  versi  virgolati  si  ommettono  per  brevità. 

I  e  Scene  tanto  dell’  Opera  ,  cjuanto  del  Ballo  ,  sono  d’  in¬ 
venzione  ed  esecuzione  de’  signori  Cavallotti  Baldassure  e 
|  Menozzi  Domenico. 


Maestro  al  Cembalo  :  Sig.  Panizza  Giacomo. 

Alil  o  Maestro  in  sostituzione  al  Sig.  Panizza  :  Sig.  Bajetta  Giovanni. 
Primo  Violino,  Capo  e  pirettore  d’orchestra  :  Cavallini  Eugenio. 
Altri  primi  Violini  in  sostituzione  al  Sig.  Cavallini 
Signori  Cavinati  Giovanni  —  Migliavacca  Alessandro. 

Capi  dei  secondi  Violini  a  vicenda 
Signori  Buccinelli  Giacomo  —  Bossi  Giuseppe. 

Primo  Violino  per  i  Balli  :  Signor  Montanari  Gaetano. 

Altro  primoViolino  in  sostituzione  al  sig.  Montanari:  sig.  Somaschi  Rinaldo 
Primo  Violoncello  al  Cembalo  :  Sig.  Merighi  Vincenzo. 

Altro  primo  Violoncello  in  sostituzione  al  sig.  Merighi 

Sig.  Storioni  Gaetano. 

Primo  Contrabbasso  al  Cembalo  :  Sig.  Luigi  Rossi. 

Prime  Viole  :  Signori  Maino  Carlo  —  Tassistro  Pietro. 

Primi  Clarinetti  a  perfetta  vicenda 
Signori  Cavallini  Ernesto  —  Corrado  Felice. 

Primi  Oboe  a  perfetta  vicenda:  Signori  Y voti  Carlo — Duelli  Giovanni. 

Primi  Flauti 

per  l’Opera:  Sig.  Piaboni  Giuseppe  pel  Ballo  Sig.  Marcora  Filippo. 
Primo  Fagotto  :  Sig.  Canta  Antonio. 

Primo  Corno  da  caccia  Altro  primo  Corno 

Sig.  Martini  Evergete.  Sig.  Gelmi  Cipriano. 

Prima  Tromba:  Sig.  Viganò  Giuseppe. 

Arpa  :  Sig.  Reichlin  Giuseppe. 

Istruttore  dei  Cori  Direttore  dei  Cori 

Sig.  Cattaneo  Antonio.  Sig.  Granateli i  Giulio. 

Editore  e  proprietario  della  Musica  :  Sig.  Giovanni  Ricordi. 
Suggeritore  :  Sig.  Giuseppe  Grolli. 

Vestiarista  Proprietario  :  Sig.  Pietro  Rovaglia  e  Comp. 
Direttore  della  Sartoria  :  Sig.  Colombo  Giacomo. 

Capi  Sarti  : 

da  uomo,  Sig.  Eelisi  Antonio  —  da  donna,  Sig-  PuoIq  Veronesi. 
Berrettonaro  :  Signori  Zamperoni  Francesco  e  Figlio. 

Fiorista  e  Piumista  :  Signora  Giuseppa  Robba. 

Esecutori  degli  attrezzi  :  Signori  Padre  e  Figlio  Rognini. 
Macchinista  :  Sig.  Giuseppe  Spinelli. 

Parrucchieri  :  Signori  Bonacina  Innocente  —  Vene  goni  Eugenio . 
Appaltatore  dell’Illuminazione  :  Sig.  Luigi  Sabbioni. 


BALLERINI. 

Compositore  de'  Balli 
Sig.  lì  tss  Augusto. 

Primi  Ballerini  Francesi 
Signori  :  Melante  F.  -  Chion  Theodor 

Signore  :  -  King  Giovinnina  -  Gusman  Rosina 
Primi  Ballerini  Italiani 

Signor  Borri  Pascjn.de  (allievo  dell’!.  K.  scuola  di  Ballo) 

Sigiiore  :  Bertuzzi  Matilde  -  Bussola  Maria  Luigia  -  Grancini  Carolina 
(allieve  della  scuola  suddetta)  e  la  Signora  YTiganoni  Luigia. 
Primi  Ballerini  per  le  parti 

Signori:  Catte  Effìsio  -  Bocci  Giuseppe  -  Trigambi  Pietro 
Razzani  Frane.  -  Vigano  Davide  -  Fagliaini  Leopoldo 
Prime  Balle /  ine  per  le  pani 
Signore  :  Muratori-Lasina  Gaetana  -  Ronzani  Cristina 
Superti-Bosisio  Adelaide  -  Bellini-Casati  Luigia 
Primi  Ballerini  di  mezzo  Carattere 
Signori:  Marino  Legittimo  -  Pailadini  Andrea  -  Marchisio  Carlo 
Vago  Carlo  -  Della  Croce  Carlo 
Bondoni  Pietro  -  Kugali  Antonio  -  Palinolo  Antonio 
Pincelti  Rarlolommeo  -  Viganoni  Solone  -  Gramegna  Giovanni 
Penco  Francesco  -  Croce  Gaetano  -  Lorea  Luigi  -  Quattri  Aurelio 
Gallinotti  Carlo  -  Bertucci  Elia  -  Bavetta  Costantino  -  Belloni  Giuseppe 

Oliva  Pasquale  -  Mauri  Giovanni. 

Prime  Ballerine  di  mezzo  Carati  et  e 
Signore:  Carcano  Gaet.  -  Novoto  Leopold.  -  Viganò  Giulia  -  Hoffer  Maria 
Belloni  Giuseppa  -  IVovelleau  Luigia  -  Molina  Rosalia  -  B  ragli  ieri  Rosalbina 
Braschi  Kugenia  -  Morlucchi  Angela  -  Morlacchi  Teresa  -  Pratesi  Luigia 
Angiolini  Silvia  -  Visconti  Giovanna  -  Monti  Luigia  -  Conti  Carolina 
Bussola  Antonia  -  Bagnoli  Carolina  -  Bernasconi  Carolina  -  Bussola  Rosa 

1.  R.  Scuola  di  Ballo 
Maestri  di  Perfezionamento 

Sig.  Blasis  Callo.  Sig.a  Bla»is  Ramacini  Akkukciata. 

Maestro  di  ballo.  Signor  Villekbuvb  Carlo 
Maestro  di  mimica.  Signor  Bocci  Giuseppe. 

Allieve  dell ’  I.  li.  Accademia  di  Ballo 
Signore  :  Bertuzzi  Matilde  -  Domenichettis  Augusta  -  Bussola  M.  Luigia 
Granzini  Carolina  -  Marzagora  Tersilia  -  Cottica  Marianna 
Angiolini  Tarn  ira  -  Pirovano  Adelaide  -  Banderaìi  Regina  -  RizziVirginia 
Gonzaga  Savina  -  Romagnoli  Caterina  -  Bertuzzi  Amalia 
Wouthier  Margherita- Fuoco M.  Angela-Vegetti  Rachele  -  Catena  Adelaide 
Galavresi  Savina  -  Monti  Emilia  -  Bertani  Ester  -  Donzelli  Giuba 
Ihery  Celestina  -  Marra  Paride  -  Neri  Angela  -  Citerio  Antonia 
Tomuiasini  Angela  -  Scotti  Maria  -  Viganoni  Adelaide. 

Allievi  dell’  1.  B.  Accademia  di  Ballo 
Signori:  Borri  Pasquale  -  Meloni  Paolo  -  Senna  Domenico 
V isni ara  Cesare  -  Vienna  Lorénzo  -  Croce  Ferdinando  -  Sartorio  Enea 
Corbetta  Pasquale  -  Bellini  Luigi  -  Marzagora  Cesare  -  Pratesi  Gaspare. 
Ballerini  di  Concerto.  N.  12  Coppie. 


ATTO  PRIMO 


SCENA.  PRIMA. 


Sala  terrena  in  Belvedere. 


Paggi,  Scudieri,  Cortigiani,  indi  ERNESTO. 


E  UN. 
Coro 


Ern. 


Coro 


Ern. 

Coro 


yÀ  desto  il  Duca? 

E  desto. 

Dorme  lung’ ora  ei  forse? 
Torbido  all*  alba  sorse 
Come  corcossi  jer. 

Ma  s\  per  tempo ,  o  Ernesto  , 
Tu  di  Ferrara  uscito! 

Forse  del  Duca  invito 
Ti  chiama  a  Belveder? 
Inaspettato,  e  pure 

Giunger  qui  grato  io  spero. 
Grato ,  se  di  venture 
E  il  tuo  venir  foriero. 
D’uopo  n’ abbiami  qui  lutto 
Spira  mestizia  e  lutto  : 
Afflitto  più  che  mai  , 
Turbato  è  d’  Azzo  il  cor. 
Afflitto  ! 

Ah!  tu  ben  sai 
Il  suo  geloso  amor. 


(entrando) 


8 

Ern. 

Coro 


Ern. 

Coro 


Ern. 

Coro 

Tutti 


(Tutti  gli 

Azzo 

Ern. 

A  zzo 
Ern. 

A  zzo 
Ern. 


A  zzo 
Ern. 


ATTO 

Lo  so . . .  Ma  la  Duchessa 
Sospetta  è  sempre  a  lui  ? 

Egra,  languente  è  dessa  : 

Fugge  il  consorte  e  altrui  : 

Non  mai  sorriso  spunta 
Su  quella  guancia  smunta, 

O  sviene,  appena  è  nato, 

Qual  languido  balen. 

E  il  Duca  ? 

Si  distrugge 

D’ira  e  d’amore  insieme. 

Or  la  ricerca,  or  fugge,  _ 

Or  la  lusinga,  or  freme. 

Ansio  la  notte  e  il  giorno 
Sembra  spiar  dintorno  , 

Quasi  un  rivai  celato 
Tema  alla  reggia  in  sen. 

Oh  !  doloroso  stato! 

Sì...  Ma  silenzio. 

Ei  vien. 

SCENA  II. 

AZZO,  e  detti. 

fan  luogo:  guarda  esso  d’ intorno  e  s’accorge  d’Ern.) 

Che  mi  rechi  ? 

Lieti  eventi. 

Lieti  a  me  ? 

Lo  spero. 

E  quali  ? 

Dopo  lunghi  e  rii  cimenti 
Padoa  è  tolta  a’  tuoi  rivali  : 

E  per  l’arme  di  Ferrara, 

Fortunato  il  prò’  Carrara, 

Vinta  l’ ira  ghibellina  , 

Sul  suo  trono  alfin  sedè. 

Ei  mi  diede  Parisina: 

Poco  è  un  trono  a  lui  mercè. 

Nuova  è  questa,  ond' abbia  aneli’ essa 
A  gioir  del  tuo  contento. 

(  j 


A  zzo 


p  n  i  m  o  q 

Annunziate  alia  Duchessa  (agli  asiano) 
L’improvviso  e  lielo  evento. 

Per  veder  su  quel  Lei  viso  (a  parie  ad  Eni.) 
Il  halen  d’un  sol  sorriso, 

Non  che  Italia,  aver  vorrei 
Terra  e  Cielo,  e  darli  a  lei*, 

Rapirei  del  sole  1  rai 
Per  donarle  il  suo  splendor. 

Non  sa  il  mondo  e  tu  non  sai 
Qual  m’accende  e  quanto  amor! 

Erin.  Lieta  al  par  de’  tuoi  desiri 
La  farà  sì  gran  ventura. 

A  zzo  Ne  ho  fidanza.  Tutto  spiri  (forte) 

Gioja  e  pompa  in  queste  mura. 

Tutti 

E rn.  e  Coro  Noi  primieri  al  Ciel  diam  lodi 
Che  ha  compito  i  voti  tuoi, 

Che  il  valor  de’  guelfi  eroi 
Secondò  col  suo  favor. 

Spenti  al  fin  gli  sdegni  e  gli  odi, 

Lieta  Italia  al  mondo  attesti, 

Che  la  pace  a  lei  tu  desti, 

Che  a  te  deve  e  gioja  e  onor. 

A  zzo  (DairEridano  si  stènde 

Fino  al  mar  la  mia  bandiera: 

Il  Leon  deli’ Adria  altiera 
Piega  il  capo  al  mio  valor. 

Solo  un  cor  col  mio  contende, 

Sdegno  e  amor  del  par  l’irrita... 

Io  darei  corona  e  vita 
Per  poter  domar  quel  cor!) 

Con  giostre,  e  con  tornei 
Si  festeggi  in  Ferrara  il  lieto  evento. 

Cento  navigli  e  cento 
Corrano  in  gara  del  superbo  fiume 
Ambo  le  rive*  ed  alla  vinta  guerra 
Applaudano  del  par  Tonde  e  la  terra. 

]te .  (parte  il  corteggio ) 


1  o 


A  T  I  O 


SCENA  HI. 

ERNESTO,  ed  AZZO. 

Er:v.  Mi  è  dolce,  o  Duca, 

Questa  vittoria  tua,  non  sol  perch’aito 
Leva  il  tuo  nome,  ma  perchè  li  reca 
Gioja,  che  dal  tuo  cor  parea  bandita. 
AzzoGioja  !...  è  di  già  sparita  : 

Starsi  meco  non  può. 

Ern.  Signor  eli  tante 

Ricche  provincie,  e  glorioso,  e  adorno 
Di  nuove  palme  e  di  recente  onore, 

A  te  che  manca  ? 

Aizos  II  maggior  bene:  -  amore, 

E  mio  destinò,  Ernesto, 

Destin  tremendo,  che  le  furie  sempre 
D’amore  io  provi,  e  le  dolcezze  mai. 
Tradito  un  giorno...  e  il  sai, 

Dali’infedel  Matilde,  ancor  tradito 
Da  Parisina  io  sono. 

Ewf.  I  tuoi  sospetti 

Hau  perduto  Matilde  •,  or  Parisina 
1  tuoi  sospelti  perderai!  del  pari. 

Azzo  Ah!  dannommi  Matilde  a  giorni  amari. 

E  sua  vendetta  forse 
Ea  perpetua  mia  guerra.  I  miei  timori... 
Deggio  dirtelo,  Ernesto  ?...  a  me  rivale 
Mi  dipingon  per  lino  il  giovili  Ugo, 

Che  orfano  raccogliesti,  e  ch’io  qui  crebbi 
Fra  i  paggi  miei,  qual  se  ti  fosse  ci  liglio. 
Eun,  (Cielo  1) 

Azza  E  gli  diedi  esigi  io 

Dalla  mia  Corte,  e  dì  Carrara  al  campo 
Fingea  spedirlo...  e  buon  consiglio  panni... 
Onde  Rifarmi  avvezzarlo. 

Or  posa  han  farmi -, 

Ei  tornerà. 

Azza  Contezza 


PRIMO 


1  f 


Er.n.3Iì  è  legge  il  cenno. 

w_  O 


Ern. 

Ugo 

Ebn. 

Ugo 

Ern. 


Hai  lu  di  lui  ? 

Ern.  Nulla  contezza. 

Azzo  Audace 

Non  fia  così  per  riveder  Ferrara 
Senza  un  mio  cenno.  Or  vanne*,  e.  dove  incauto 
Tornato  ei  fosse,  in  nome  mio  gEmlniia 
Che  por  non  osi  in  queste  mura  il  piede , 
Finché  uo'l  chiamo  al  mio  cospetto  io  stesso. 
mT‘  *  1  **  nino.  (Uzo  p;* rie) 

SCENA  IV. 

EPuNESTO  ed  L’GO. 

Oh!  chi  mai  veggio?  E  desso 
Sì  .  son  io:  m’ abbraccia ,  Ernesto. 

Ugo  !  (oh  Ciel  !) 

Che  guati  intorno  ? 

sJ 

Taci ,  incauto  !  -  E  a  che  sì  presto 
Fai  dal  campo  a  noi  ritorno  ? 

Vieni  meco,  o  sciagurato, 

Non  ti  vegga  il  tuo  Signor. 

E'go  Di  che  temi  ?  E  sì  turbalo 

Sei  per  me  ?  Qual  feci  error  ? 

Ern.  Il  più  grave. 

E  go  Oli  Dio  !  ti  spiega. 

Ern.  Il  ritorno  è  a  le  conteso. 

E  co  Con  qual  dritto  ?  Chi  me  ’l  nega  ? 

EÌrn.  Chi  può  lutto.  -  Il  Duca  olfeso. 

Ego  Ed  è  noto  alla  Duchessa?... 

Parla,  o  padre...  È  noto  ad  essa? 

En>.  Quale  inchiesta?  E  qual  pensiero 

In  te  d’  essa  e  in  lei  di  te  ? 

Tremi?...  di'...  saria  pur  vero?... 

Ugo  Ali  !  pietà...  leggesti  in  me.  (gettandosi  nelle 

Io  l’amai  fin  da  quell’ora  .  sue  braccia) 
Che  fra  noi  fanciulla  venne: 

L’amai  pure  ,  e  l’amo  ancora 
Poiché  sposa  altr’uom  potutine. 

Ne  timor,  nò  lontananza. 


12  ATTO 

Nè  dolor  ,  nè  disperanza 
Han  potuto  dal  mìo  core 
Questuili  ore  -  cancellar. 

Ern.  Che  mai  sento  ?  Ah  !  taci  ,  insano... 
Tanto  osasti  alzar  la  mente  ? 

Non  seguir...  Il  tristo  arcano 
Non  sia  noto  ad  uom  vivente. 

A  me  stesso,  o  sventurato, 

Ei  dovea  restar  celato... 

T’era  duopo  un  tal  dolore 
Al  mio  core  -  risparmiar. 

Or  che  badi?...  Un  rio  sospetto 
Già  del  Duca  in  mente  è  desto. 

SJgo  La  mia  vita  è  in  questo  tetto, 

Morte  altrove...  io  resto,  io  resto. 

Eriv-  Forsennato!  E  la  mina 

Farai  tu  di  Parisina  ? 

Non  sai  tu  del  Duca  amante 
L’implacabile  rigor  ? 

Ugo  Partirò  *  ma  un  solo  istante 

Pria  vederla  ho  fermo  in  cor. 

Per  le  cure  ,  per  le  pene 
v  Che  quest’orfano  ti  costa, 

Mi  concedi  un  tanto  bene, 

La  mia  vita  è  in  lei  riposta. 

Un  suo  sguardo,  un  solo  sguardo 
Temprerà  la  fiamma  ond’ardo  : 

Prenderò  da  lei  la  forza 
Di  partire ,  e  non  morir. 

Eun.  Vieni  ,  vieni  :  invan  tu  speri 

Ch’io  consenta  a  tanto  errore. 

Qui  de’  passi  e  dei  pensieri 
E  ciascuno  esploratore... 

Qui  le  mura,  i  sassi,  i  venti 
Hanno  orecchio  ed  hanno  accenti... 

Qui  neppure  il  suol  profondo 
Ti  polria  da  lui  coprir. 

do  traggo  seco;  cleono  entrambi  veloce  n  ni. 


PRIMO 


SCEN/Y  V. 


!  3 


Giardino  nell  isola  di  Belvedere.  In  fondo  scorre  il  Po. 

PARISI NÀ,  D1ELD  V  e  Damigelle. 

Par. Qui,  qui  posiamo...  ombroso, 

Ameno  è  il  loco. 

Dam.  Aura  soave  spira 

Di  questi  faggi  al  rezzo  , 

E  reca  a  te  l'olezzo 
Rapito  all’erbe  e  ai  fior. 

Ime.  Oggi  più  beta 

Esser  dèi  lu. 

Dam.  Giorno  ridente  è  questo 

Ad  amorosa  figlia, 

Che  della  sua  famiglia 
Festeggia  lo  splendor. 

Par.  Sì  ,  ne’  suoi  Stati 

Ritorna  il  padre.  -  Oli  1  voglia  il  Ciel  pietoso  , 
Che  men  gli  pesi  il  ricovrato  serto 
Di  quel  ch’ei  diemmi...  Oli!  più  di  me  felice 
La  pastorella,  che  non  ha  corona 
Se  non  di  fiori  1 

Ime.  E  a  tua  mestizia  torni  ? 

Torni  ai  sospir? 

Dam.  Deh!  parla:  onde  cotanto 

In  te  dolore  ? 

Par.  È  in  me  natura  il  pianto. 

Forse  un  destili  che  intendere 
Dato  ai  celesti  è  solo. 

Quaggiù  mi  elesse  a  piangere, 

Nascer  mi  fece  al  duolo, 

Come  colomba  a  gemere, 

Com’aura  a  sospirar. 

Farmi  talor  che  l’anima , 

Stanca  di  tante  pene  , 

Aneli  a  ciel  più  limpido, 


■4 


ATTO 


Dam. 

Pah. 

Dam. 

Paii. 

Tutte 

Pah. 


Aspiri  a  ignoto  bene, 

Come  favilla  all’etere, 

Come  ruscello  al  mar. 

Lassa!  e  te  stessa  affliggere 
Sempre  così  vorrai  V 
Cessar  non  mi  è  possibile. 

Nè  mai  tu  speri?.. 

Mai.  (  musica  guerriera) 

Sual  suon  !  Guerrier  drappello 
ove  festoso  a  te.' 

(O  tu,  che  invano  appello, 

Tu  sol  non  vieni  a  me!)  (le  Dame  escono) 


SCENA  VI. 

Cavalieri  armati  di  tutt’arme:  alcuni  con  visiera  calata. 
Scudieri  che  portano  lance  e  scudi.  PàKISINA  e  LUELD.l. 

Cav.  Alle  giostre,  ai  tornei  che  prepara 
Esultante  e  devota  Ferrara, 

Te  presente  sospira  ogni  prode, 

Che  a  contender  la  palma  se  ’n  va. 

Da  te  data,  più  dolce  la  lode  , 

La  corona  più  bella  sarà. 

Par.  Cavalier’,  forse  il  Duca  v’invia? 

Cav.  S’ei  non  fosse,  chi  osato  l’avria  ? 

/ 

Per  suo  cenno  cotanto  favore  , 

Nobil  Donna ,  imploriamo  da  te. 

Par.  Dalle  feste  rifugge  il  mio  core: 

Ei  lo  sa,  non  vi  è  gioia  per  me. 
(V’era  un  dì  quando  l’alma  innocente 
Tinto  in  rosa  vedea  l’avvenir, 

Quando  ancor  sul  mio  labbro  ridente 
Non  suonava  d’amore  il  sospir. 

Ma  ti  vidi,  o  fatai  giovinetto, 

Io  ti  vidi,  e  la  gioia  sparì  : 

Tinto  in  lutto  mi  sembra  ogni  oggetto  $ 
E  funebre  la  luce  del  dì.) 


p  n  1  M  O  13 

Cav.  Nobil  Donna,  ha  confine  il  martire: 

Non  nudrire  -  i  tuoi  mali  così. 

Par,  La  mia  repulsa,  o  prodi, 

Donate  ad  egro  cor.  Ite,  e  fortuna 
Venga  con  voi  nel  glorioso  agone 

Al  par  de’  voti  miei.  (i  Cav,  partono.  Un  solo  rimane, 
i’arisina  se  ne  accorge,  mentre  si  muove  per  uscire* 

Nè  tu  parti,  o  guerrier  ?  Che  vuoi  ?  Chi  sei  ? 
Cav.  Un  solo  istante,  o  donna, 

In  segreto  mi  ascolta. 

Pah.  (Oli  Ciel!  qual  voce!) 

T’allontana  per  poco  (ad  Imel.),  e  al  cenno  mio 
Ad  accorrer  sii  pronta.  (imelda  parte) 

SCENA  VII. 

UGO  si  toglie  la  visiera;  PAK1S1NÀ  Io  riconosce. 

Uno  Ugo  son  io. 

Pah.  Ciel  !  tu  in  Ferrara  !  e  ignoto  1 
E  furtivo  !  e  tremante  ! 

Ugo  O  Parisina  ! 

Me  ne  bandisce  il  Duca. 

Par,  E  al  Duca  osasti 

Disobbedir  ? 

Ugo  II  mio  ritorno  ignora.  - 

Ma  girne  in  bando  ancora 
IJoteva  io  mai,  senza  vederli  almeno 
L’ultima  volta  ?  senza  udir  per  spio 
Conforto  mio,  che  della  ria  sentenza 
Tu  pietosa  li  dolgo,  ed  un  sospiro 
Ti  costi  ii  pianto,  cui  dannato  al  mondo 
Sarà  de’  tuoi  primi  anni  il  fido  amico  ? 

Par.  Ah!  si,  me’ n  duole...  e  a  te  piangendo  il  dico. 
Ma  che  ti  giova  udirlo  ?  e  quale  speme 
Nutrir  puoi  tu?  Per  tuo  riposo  e  mio 
Cancellar  dal  pensier  elèssi  perfino 
La  rimembranza  dell’età  fuggita. 

Ugo  Ah!  di  mia  stanca  vita 

Sostegno  è  dessa.  Se  il  presente  è  Iutto? 


\  \  ATTO 

Tenebra  l’avvenir,  mi  resti  almeno  ^ 

Il  raggio  del  passato../,  allor  non  l’era 
Quest’orfano  infelice  amar  conteso... 

D’amor  fraterno. 

Par.  Nè  conteso  è  adesso. 

Or  va...  Dal  duolo  oppresso 

Te  sol  non  dir.  N’ha  chi  di  te  piu  geme, 

Chi  più  di  te  si  strugge,  e  sente  il  peso 
Dell’aspra  vita  che  quaggiù  trascina. 

Vanne,  vanne,  te  ’n  prego... 

Ugo  O  Parisina  ! 

Un  sol  momento  ancora, 

Un  sol  momento  !  Ah  !  se  tu  pure  in  terra 
Orfana  fossi,  o  di  men  nobil  sangue 
Venuta  al  di,  forse  mi  avresti  amato 
D’amor  piriche  fraterno... 

Par.  Ohi  che  mai  dici?... 

Che  pensi  tu  ? 

Ugo  Sì,  tu  m’avresti  amato 

Come  io  t’amai,  come  tuttora  io  t’amo 
Oltre  ogni  dir,  celeste  oggetto  e  santo. 

Par.  Cessa... 

Ugo  Ah  !  dillo.  -  v 

Par.  Deh!  cessa...  (Oh  accenti!...  oh  incanto!) 

Ugo  Dillo...  io  te  ’l  chieggo  in  merito 
Della  mia  lunga  guerra; 

O  O  #  / 

Dillo,  e  bealo  rendimi 
Solo  una  volta  in  terra. 

Mi  seguirà  dovunque 
Il  suon  di  questi  accenti, 

L’intenderò  nei  venti, 

Nell’onde  ancor  l’udrò. 

Par.  Ah  !  tu  mi  chiedi,  o  barbaro, 

Trista  e  fatai  parola... 

Non  dee,  non  dee  strapparmela 
Fuor  che  la  morte  sola. 

Rendimi  prima,  ah  rendimi 
Di  nostra  infanzia  i  giorni  : 


Ugo 

Pah. 
Ugo 
Par, 
a  2,. 


PRIMO  !  7 

Fa  che  innocente  io  torni, 

E,  t’amo,  allor  dirò. 

E  vero,  è  ver...  non  dirmelo... 

Sarei  più  sventurato. 

Addio  :  sfidiamo  intrepidi 
Ambo  il  rigor  del  fato. 

Addio...  Ma  deh  1  concedimi 
Una  memoria,  almeno. 

Una  memoria  !...  prendila  : 

Il  pianto  mio  ti  do.  (gli  porge  il  fazzoletto) 
Quando  più  grave  e  orribile 

ria  di  vita  il  peso, 

Quando  de’  mali  al  calmine 

Esser  f?1  sembri  asceso. 

Pensando  che  dì  lagrime 


Bagnato  è  questo  vel, 


Ah 


non  dirò 
non  dirai 
con  me 


che  barbaro 


E  "U11  li;c  solo  il  Ciel. 
con  te 

SCENA  Vili. 

IMELDA  e  le  Damigelle  frettolose  ;  indi  AZZO,  ERNESTO 

e  seguito. 

Ime.,Dam.  Giunge  il  Duca. 

Ugo  II  Duca  ! 

Par.  Ahi  !  misero  ! 

Fuggi. 

Ugo  Invano. 

Azzo  ,  Chi 

Ern.  (È  perduto.  Io  tremo...  io  palpito.) 

Azzo(adErn.)  Sì  compiuto  Ò  il  cenno,  mio?  (breve  sii.) 

Parla  tu,  perchè  tornasti  ?  (ad  Ugo) 

Perchè  il  campo  abbandonasti  ? 

D’onde  avvien  che  sì  segreto 
Tu  ti  aggiri  iti  Bel  veder  ? 


vegg’  io  ? 


A  zzo 
Par, 
Ern. 
Azzo 

Ugo 

Azzo 

Pah. 


Azzo 

Par, 

Azzo 


Par. 


Ugo 


ATTO 

Di  tornar  mi  conce dea 
Di  nostr’armi  il  condottiero. 

Io  bramava,  e  fermo  avea 
Di  offerirmi  a  te  primiero  : 

Sol  poc’anzi  il  tuo  divieto 
Mi  fu  dato  di  saper. 

Nè  partisti? 

(Oh  istante!) 

(Io  gelo.) 

Perchè  innanzi  alla  Duchessa? 
Tanto  osasti?  parla. 

(Oh  Cielo  !) 

Qual  ragion  ti  guida  ad  essa  ? 

Ei,  signor,  percosso,  afflitto... 

Dal  severo  «?  ...  estremo  editto, 
Ignorando  quale  errore 
Sì  merlava  il  tuo  rigore... 

Umil  prece...  a  me  porgea... 
D’impetrar  la  tua  bontà. 

Egli?...  e  tu?... 

Lo  promettea. 

Fu  soverchia  in  te  pietà. 

Insieme 

Ah  !  tu  sai  che  insiem  con  esso 
Di  tua  Corte  io  crebbi  in  seno: 
Implorar  mi  sia  concesso 
Che  scolparsi  ei  possa  almeno. 
D’alcun  fallo  io  reo  no  ’l  credo... 
Tale  a  te  si  mostrerà. 

Questa  grazia  ch’io  ti  chiedo 
E  giustizia  e  non  pietà. 

Io  sperai  la  sua  preghiera 
A  placarti  almen  possente  : 

Che  implorarla  eccesso  egli  era 
Nè  un  sospetto  io  m’ebbi  in  mente 
S’egli  è  tal,  ch'io  sol  sia  segno 
Della  tua  severità  ^ 


Azzo 


PRIMO  hj 

Ma  con  lei  saria  lo  sdegno 
Forse  troppa  crudeltà. 

(Il  difende  !  e  in  sua  difesa 
Tanto  adopra  ardore  e  zelo! 

All’ amor  che  si  palesa 
Di  pietade  invali  fa  velo. 

In  mia  mano  avrò  le  prove 
Della  lor  malvagità. 

Simuliam,  veggiam  lui  dove 
La  rèa  coppia  giungerà.) 

Enx.  (Lasso  me  !  sì  ria  sventura 
Prevenir  non  ho  potuto. 

Simular  invan  procura  , 

L’imprudente  si  è  perduto... 

Tace  il  Duca  ,  ma  nel  seno 
Il  furor  covando  va. 

Ali  !  foriera  del  baleno 
E  la  sua  tranquillità.) 

SCENA  IX. 

CORO  lontano  di  BATTELLIERI  sul  Po. 

Yoga  ,  Toga  :  quai  lago  stagnante 
Ferma  il  Po  le  veloci  correnti  : 

Di  Ferrara  le  sponde  ridenti 

Par  eh’  ei  voglia  più  a  lungo  baciar. 

Curo  di  Guerrieri 
Affrettate  :  del  popol  festante 
Dalie  rive  c’  mvitan  le  voci  : 

Già  soppressali  le  prore  veloci 
Che  al  torneo  denno  i  prodi  recar. 

(la  scena  si  riempie  di  soldati  ,  e  le  rive  di  eleganti  navicelle) 

E  lux.  Deli  !  in  tal  dì  mentre  tutto  festeggia  , 

Non  sia  core  che  afflitto  si  veggia  I 
Io  pur  prego ,  se  lice ,  o  signore  , 

De’  tuoi  servi  al  più  antico  pregar. 

Azzo  Ugo  resti.  Cotanto  splendore  , 

Tanta  gioja  non  voglio  turbar. 


Partiamo ,  coliamo. 


20  ATTO  PRIMO 

Ugo  Par.  (Oli  contento  \)^ 

Cori 

Bat.  A  Ferrara. 

Azzo  (a  Par.)  E  tu  sola  starai  ? 

Mentre  io  cedo,  tu  pur  non  vorrai 
Nè  a  preghiera  ,  nè  a  voto  piegar  ? 

Par.  Io  vi  seguo...  Ahi  potessi  qual  bramo 
Sì  bel  giorno  con  voi  festeggiar. 

Tutti. 

Azzo,  Ugo,  Ernesto  e. Guerrieri. 

Vieni  ,  vieni  ,  e  in  sereno  sembiante 
Alla  pompa  presiedi  qual  Diva. 

Un  tuo  sguardo  di  luce  più  viva 
Questo  cielo  farà  scintillar. 

Par.  Sì  quest’  alma  respira  un  istante  , 

S’  apre  a  gioja  non  prima  sentita... 

Alla  festa,  ove  gloria  v’invita  ; 

Calma ,  io  spero  ,  conforto  trovar. 

Azzo  ,  Ugo  ,  Ernesto  e  Parisina. 

(Ma  divoro  nel  core  tremante  (in  disparte) 

Un  *mior  che  non  posso  frenar.) 
luror  r  ' 

BAt.  Voga,  voga  \  qual  lago  stagnante 

Ferma  il  Po  le  veloci  correnti: 

Di  Ferrara  le  sponde  ridenti 

Par  eh’  ei  voglia  più  a  lungo  baciar. 

Guer.  Affrettate  :  del  popol  festante 

I  bei  voti  corriamo  a  colmar,  (s’imbarcano) 


CALA  IL  SIPARIO. 


SCENA  PRIMA 

Gabinetto  di  Parisina.  Alcova  chiusa  da  seriche  corline. 
E  notte.  11  luogo  è  illuminato  da  due  Candelabri. 

IMELDA  e  DAMIGELLE. 

Lieta  era  clessa  ,  e  tanto  ? 

Oltre  ogni  tuo  pensiero. 

Al  vincilor  guerriero 
Sorrise  ,  e  il  coronò. 

E  il  Duca  ? 

Ad  essa  accanto  , 

Fiso  in  lei  sola  e  intento  , 

Gioia  del  suo  contento  , 

E  il  suo  gioir  mostrò. 

Ed  alle  danze  in  Corte 
Presente  pur  ha  dessa  ? 

Ne  la  pregò  il  consorte  : 

Ella  ne  le’  promessa... 

Tu  inchiesta  aggiungi  a  inchiesta. 
Qual  meraviglia  in  te? 

Ime.  Non  meraviglia  è  questa... 

Estrema  gioja  eli’  è. 

Dam.  Fra  i  manti  suoi  di  porpora , 

Fra  i  suoi  gemmati  serti , 

Siano  i  più  ricchi  e  splendidi 
'Alla  sua  scelta  offerti.  * 

Brilli  serena  e  bella 
Come  soave  stella  , 

E  in  ogni  cor  diffonda 
Speme  5  letizia  ,  amor. 


Ime. 

Dam. 


Ime. 

Dam. 


1  m  e  . 


ì  A  »  nr 


7.7.  ATTO 

Ime.  (La  pena  mia  si  asconda, 

Si  celi  il  mio  timor.) 

DAM.Ella  si  appressa. 

SCENA  II. 

IPARISlNA  e  dette. 

Par.  Un  seggio*,  Imelda.  -  Io  sono 

Stanca  del  mio  gioir. 

Ime.  Non  usa  a  queste 

Sì  clamorose  feste  , 

Uopo  di  posa  hai  tu. 

Par.  '  De’  miei  primi  anni 

O^gi  mi  parve  respirar  1*  aurora 
D’  un  dì  sereno...  Alla  paterna  Corte 

10  mi  credetti  fra  le  pompe  e  i  ludi 
De’  miei  fratelli...  E  qual  fraterna  gloria 

Mi  fu  d’  Ugo  il  trionfo.  -  Oh  !  cóme  lieta  4 
Col  giovin  prode  nell’  arringo  i’  corsi  ! 

E  lieta  il  premio  del  valor  gii  porsi  ! 

Ime.  (Ciel  !  Non  si  avveri,  io  prego, 

11  mio  sospetto.) 

Par.  Ma  fugace  lampo 

Sarà  la  mia  letizia ,  e  il  sol  domani 
Torbido  forse  sorgerà  pur  anco... 

Stanche  le  membra  4  e  stanco 

Ben  più  lo  spirto  io  già  risento.  -  Oli}  lungi 

Riponi  i  serti  e  la  gioconda  vesta. 

Ime.  Nè  alla  notturna  festa 
Irne  vuoi  tu  V 

Par.  No  ,  non  poss’  io.  Sollievo 

Mi  fia  migliore  il  sonno* 

Ime.  Ali  !  sì,  lo  spero... 

E  innocente  sollievo* 

Par.  E  vero,  è  vero. 

Sogno  la) or  di  correre 
Entro  incantalo  albergo  • 

Volo  in  balìa  de’  zeffu  i  } 

Olive  le  nubi  io  m  mro  ; 

%  j  * 


secondo  ?3 

Nuoto  in  sereno  spazio , 

Qual  cigno  nel  ruscel. 

Dolce ,  come  arpa  eolia  . 

Voce  mi  chiama ,  e  dice  : 

Vieni,  e,  del  mondo  immemore  , 

Resta  quassù ,  felice... 

A  combattuto  spirilo 
Porto  soltanto  è  il  Giel. 

Oh  cari  sogni  !  oh ,  all’  anima 
Ulusion  gradita  ! 

Ime.  Coro  Prendi  da  lor  presagio 
Di  più  tranquilla  vi  la. 

Vanne  ,  e  più  bella  ancora 
Sorgi  alla  nuova  aurora  , 

Come  è  più  bello  un  fiore 
Dopo  il  notturno  gel. 

PaRó  Addio.  L’  augurio  accetto... 

Pace  dal  sonno  aspetto..* 

(A  combattuto  core 

Porto  soltanto  è  il  Ciel.)  (sì  «lamio  un  mldio. 

linei,  e  le  Anc.  partono.  Par.  si  ritira  nell’alcova.  I.a 
scena  rimane  vuota  per  alcuni  momenti.) 

SCENA  Uh 
AZZO  e  PAHIS1NA. 

Azio  passeggia  guardingo  la  scena.  Rimuove  alcun  poco  le  cortine 
dell’alcova,  e  le  cala  di  nuovo.  -  Parisina  è  addormentata. 

Azzo  Sì:  non  mentir  le  ancelle... 

Ella  riposa...  Riposar  potrebbe 

Se  rea  foss’  ella  t  -  Non  hai  tu  rimorso , 

Più  voce  alcuna?  Più  paure  o  larve  $ 

Non  hai  tu,  notte,  per  colpevol  alma  ? 

No ,  non  è  rea ,  s’  ella  riposa  in  calma,  (silenzio) 
Ma  pur...  con  qual  desio 
Ugo  seguia  !...  come  parca  lanciarsi 
Dietro  al  corsier  che  Io  rapia  pel  campo  ! 

Come  arrossiva  a  un  trailo  ,  e  impallidia 

Oli  !  quanti  ha  gelosia 

Occhi  di  lince  avessi ,  ond’  un  islanle 


2Ì 


ATTO 

Vederle  incoi!  arte  avess’ io  (l’incanto 
Per  far  che  ignudo  le  apparisse  in  volto , 

Le  parlasse  sul  labbro  ! 

Par.  Oli  Dio  ! 

A  zzo  Ohe  ascolto  ! 

È  dessa  che  favella... 

O  m’inganna  il  pensier  ?  (porge  l’orecchio) 

Par.  Oli  dolce  istante  1 

Sì  tosto  non  fuggir. 

Azzo  (sottovoce)  Sogna... 

Par.  Son  teco  ; 

Prestiamo  insieme... 

Azzo  (tremante)  Insiemi..  Con  chi? 

Par.  Mi  segui... 

Puro  zaffiro  è  il  Ciel.  -  Moviamo  uniti 
Quai  pellegrini  augelli  a  miglior  nido... 

Mi  segui ,  o  tenero  Ugo... 

AzzO  (prorompendo)  Ugo  '  ^ 

Par.  (esce  dall’alcova  .;  pallida ^  tremante)  Qual  grido  1 

Ali  1  chi  veggio  ?  Tu  ,  signore? 

Azzo  Sì  :  qual  altro  attender  puoi  ? 

Par.  Io  !..  nuli’  altro. 

A  zzo  (Oli  mio  furore  1) 

Me  ?  sol  me  ?.. 

Par.  Che  dir  mi  vuoi  ? 

Azzo  55 ( Ab  1  potessi  un  solo  istante 

55 Del  suo  fallo  dubitar  1) 

Par.  55 (di  !  qual  ira  in  quel  sembiante  1 

55Gb  occhi  in  lui  non  oso  alzar.) 

Azzo  55Fissa  i  tuoi  negli  occhi  miei  : 

55Nulla  in  essi  bai  letto  ancora  ? 

Par.  55OI1  !  che  bai  tu?  turbato  sei, 

55 Gli’ io  li  lasci!... 

Azzo  55A0  ,  dimora. 

55 (Ab  !  così  tradito  io  fui 

55Sempre  ,  sempre  in  ogni  amor.) 

Par.  55 (Ab.  !  non  so  fuggir  da  lui  , 

5-Oni  m’  annoda  i!  mio  terror.) 


A  zzo 
Par. 
Azzo 

Par. 

Azzo 

Par. 

A  zzo 


Par. 

Azzo 

Par. 
A  zzo 


Par. 


A  zzo 


Par. 
A  zzo 
Par. 

Par. 


SECONDO 

Empia  donna  ! 

Oh  Giel  ! 


25 


(prorompendo) 


T’  appressa} 

Di  fuggirmi  invano  lenti,  (l’afferra  pel  braccio) 
Duca  1  ah  Duca  ! 

Infida  ! 

Gessa. 


Quali  smanie  ! 

Al  roci  ,  ardenti. 

Sciolto  è  alfìn  ,  caduto  è  il  velo. 

Tutto  è  noto  ,  tutto  io  so. 

Qual  favella  !  (Io  tremo ,  io  gelo  !) 

Che  sai  tu?  (Più  cor  non  ho.) 

Tu  nel  sonno  assai  parlasti  ^ 

Il  tuo  fallo  è  manifesto. 

(Me  infelice  !) 

Tu  invocasti 

Uom  che  abborro  ,  che  detesto. 

Il  tuo  labbro...  iniqua  !...  or  ora 
D’Ugo  il  nome  proferì. 

D’Ugo  il  nome  !...  (E  il  sonno  ancora ^ 

Anco  il  sonno  mi  tradì  !) 

Parla  ornai  :  com’  ebbe  loco  ^ 

Come  crebbe  il  reo  tuo  foco  ? 

Dove  giunse  ,  di  che  ardire , 

Di  che  speme  si  nutrì  ?... 

Ah  !  d’  orrore  e  di  martire... 

L’  ami  dunque  ?  1’  ami  ? 

(disperatamente)  Si. 

(A zzo  pone  la  mano  al  pugnale,  indi  s’  arretra) 

Non  pentirli...  mi  ferisci... 

Vibra  il  ferro:  ei  fia  pietoso. 

Quest’  incendio  in  me  sopisci  ^ 

Sol  per  morte  avrò  riposo. 

È  delirio  V  amor  mio  } 

Non  ha  speme  ,  non  desio  : 

È  una  face  che  consuma 
D’  un  sepolcro  nell’  ori  or. 


?À\  ATTO 

Azzo  Cld  io  li  sveni  ?...  e  al  Ino  supplizio 
Ponga  fine  una  ferita  ! 

Lungo  io  voglio  sacrifizio  , 

Non  eli  morie  ,  ma  di  vita. 

"Vivi  al  pianto  ,  vivi  al  lullo... 

L’  ira  mia  vedrai  per  lullo  : 

Fian  tuoi  giorni  un  giorno  solo 
Di  spavento  C  eli  lerror.  (Azzo  si  allontana 
respingendola:  L  ssa  il  segue  tremante.) 

SCENA  IV. 


Galleria  Illuminata. 

(  La  musica  esprime  il  festeggiare  ohe  si  fa  di  dentro.  Dame  e 
Cavalieri  attraversano  gli  appartamenti.) 

Loro  E  dolce  le  trombe  cambiare  co’  sisfri, 

Di  gioia  forieri ,  eie'  balli  ministri. 

E  elolce  nell’aure  fragranti  eli  fiori 
Cambiare  gli  allori  -  co’  mirti  ei’amcr. 

In  fieli  banchetti  ,  in  gaie  carole 
Ci  lasci  la  notte,  ci  visi!!  il  Sole: 
Sublimali  le  menti  le  voci  d'onore  $ 

Le  voci  eramore  -  consolano  il  cor. 

(si  dividono) 

SCENA  V. 

ÈCO  solo,  indi  ERNESTO.  La  musica  di  dentro  segue. 


Ugo  »Nè  ancor  vien  ella?  Cominciar  le  danze, 

??I  concenti  echeggiar...  Invan  eli  lei 
5? Cercai  fra  i  lieti  con  :  e  mesto  il  suono  , 

5?  AI  ula  par  mi  ogni  luce,  ogni  splendore. 

99 L’astro  non  v’ò  maggiore, 

??L’astro  dell’alma  mia.  Vieni  :  e  al  tuo  raggio 
^Languir  ciascuna  e  impallidir  si  miri 
??Di  Ferrara  beltà.  (esce  Ernesto) 

Érn.  ??Dove  li  aggiri  ? 

Ugo  99 Ovunque  impresse  io  credo 

wl/orme  eli  Parisina,  ovunque  un’aura 
??Parmi  eie’  suoi  sospiri. 

Ekn.  rAlle  sue  stanze 


SECONDO  27 

95 Quinci  si  sale,  e  tu  qui  muovi,  o  stollo?... 

«Seguimi..,  U11  sordo  ascolto 
•  •  •  • 

De’  cortigiani  susurrar  :  turbalo, 
jjPìù  che  mai  fosse ,  Azzo  aggirarsi  io  vedo 
??Come  leon  della  sua  preda  in  traccia. 

Ugo» E  di  perigli  a  me  far  puoi  minaccia? 

^Cessa  :  la  mia  letizia 
5? Aon  funestar  :  oggi  fu  tal,  che  morte 
nPotria  scontarla  appena.  -  Or  "va  :  soverchio 
55È  in  le  timor. 

Ern.  ?? Soverchia  è  in  te  fidanza. 

Ugo  wElla  m’ama...  certezza  è  mia  speranza 
??Io  sentii  tremar  la  mano 

j^Che  mi  cinse  al  crin  la  palma  : 

5, Mi  sorrise,  e  tutta  l’alma 
55 In  quel  riso  scintillò. 
wUno  spirto,  un  senso  arcano 
5?D’un  amor  maggior  d’amore, 

??  Tra  passò  da  core  a  core, 

55 E  di  gioja  l’ inondò. 

Ern.  55 Sconsigliato  !...  E  a  te  presente 
55 Era  il  duca,  e  a  lei  cl’accanto  ! 

Ugo  wlo  no  ’i  vidi  :  ed  occhi  e  mente 

??F ur  rapiti  in  lei  soltanto. 

?5 Ah  !  non  mai  di  quel  momento 
5?La  dolcezza  appien  dirò. 

Ern.  ?5 Taci,  taci...  ogni  concento, 

?? Ogni  strepito  cessò. 

55 Giunge  alcun... 

Ugo  55 Che  fia  ? 

SCENA  Vi. 

Dame,  Cavalieri,  e  delti. 

Dame  e  Cono  ??Repente 

?ATe  congeda  il  Duca  irato, 
w Svelti  i  fior’,  le  faci  spente 
55 Puoi  veder  per  ogni  lato  : 

59 Già  le  logge,  già  le  porte 


28 


Arivi. 

Ugo.,  Ern. 


-  ATTO 

5?  Del  palagio,  della  corte 
>?Son  rinchiuse  e  custodite 
?>Da  guerrier’  che  a  sè  chiamò. 
jjTJgo  ! 


(escono 

armigeri) 


55  Oh  Cielo  ! 

Arm.  jjNoì  seguite, 

Ugo  s?Dove  ? 

Arm.  55 Al  Duca, 

Ugo  55  A  lui  !  -  Verrò. 

Ern.  55I0  ti  seguo. 

Arm.  55 No,  non  lice. 

Ugo  5?Un  amplesso. 

Dame  e  Cav.  55(Qual  mistero!) 

Ern,  sjFiglio,  figlio  !...  Oh  me  infelice  ! 

55 Fui  presago  ! 

Ugo  55 O  padre,  è  vero..., 

Arm,  ssV’affreltate  :  il  tempo  preme  ; 

55 Azzo  attendere  non  sa. 

Dam.  Cav. 5? (Ah  !  più  d’Ugo  Ernesto  geme  : 

55 Quale  in  sen  sgomento  egli  ha  !) 

Ugo  ssQuesto  amor  doveva  in  terra  (ad  Ern.  a 
55S0I  di  morte  aver  mercede  :  parte) 

ssin  più  pura  e  santa  sede 
55EÌ  mercè  di  vita  avrà. 

«Come  al  fin  di  lunga  guerra 
55I0  sorrido  aU’ultime  ore, 

55 Se  un  sospir  di  questo  amore 
55 Meco  al  cielo  ascenderà. 

Ern.  55 Ah  1  con  te,  con  te  sotterra 

55 Anco  Ernesto  scenderà,  (Ugo  parto 

fra  gli  Armigeri,  Ernesto  con  le  Dame  e  Cav.) 

SCENA  VII. 

Vestibolo  che  mette  alle  Torri. 


AZZO  e  Guardie. 

Ite  ^  e  condotti  entrambi 
A  me  sian  tosto.  -  Interrogarli  insieme, 
Insieme  udirli,  e  investigar  vo’  pria 


29 


SECONDO 

Quale  di  loro  più  colpevol  sia. 

Che  dico?  li  son  del  pari, 

E  del  par  fiali  puniti.  -  Oh  !  di  Matilde 
Ombra  irata,  n’esulta  :  in  cor  non  posso 
Amor  riporre,  ch’io  fellon  non  trovi, 

Nè  spezzar  debba  di  mia  mano  istessa. 

SCENA  Vili. 

UGO  e  PARISINA  da  varie  parti  fra  le  Guardie,  e  detto. 
Par.  (Ugo  !  oh  Ciel  !) 

Ugo  (Parisina!  in  ferri  anch’essa  !) 

AzzoEccovi  uniti  alfine... 

Non  qual  bramaste,  ma  qual  debbe  unirvi 
Tradito  prence.  Al  vostro  amore  iniquo 
E  questo  il  tempio  :  ara  il  patibol  fia. 

Ugo  AI  mio  soltanto  il  sia, 

Se  giusto  esser  vuoi  tu.  Spirto  più  puro 
Non  hanno  i  cieli  di  costei  che  offendi. 
AzzoElla  è  rea,  ben  più  rea.  Tu  la  difendi. 

Par.  Tutti  siam  rei...  ma  solo 

Noi  di  desio,  tu  d’opre.  Ah  !  pera  il  giorno 
Che  me  all’altare  tu  traevi  ad  onta 
Del  pianto  mio. 

Ugo  Deh  !  Parisina!.. 4 

P  ut.  E  vano. 

Non  è  per  lui  più  arcano 

U’aniico  amore...  Io  lo  svelai  dormente  : 

Desta  il  confermo. 

Ugo  E  dove  tu  il  confessi 

Indegno  io  ne  sarei,  s’anco  il  tacessi. 

Odilo ,  o  duca ,  io  l’amo 

Più  che  la  vita...  dall’infanzia  io  l’amo... 

E  senza  speme  l’amor  mio  divoro.  (Azzo,  durante 
il  discorso  Par.  ed  Ugo,  è  rimasto  concentrato:  nulla  risponde) 

Azzo  Custodi ,  al  career  loro 

Sian  ricondotti.  Fino  al  dì  novello 
Sien  del  palagio  mio  chiuse  le  porte 
A  chiunque  ci  sia. 

Pah.  Morte  è  tal  cenno. 


A  T  1  O 


3 


a 


Ern. 
A  zzo 

Ebn. 

Alzo 

Ugo, 

Ern. 


Ugo, 

Azzo 


Ern. 

Azzo 


SCENA  IX. 

EKNESTO  e  delti. 

(eou  un  grido)  Mol  le  1 

A  che  vieni  ?  E  presentarti 

Non  chiamato  ond’hai  tu  drillo  ? 
Santo  io  l’ho,  se  a  risparmiarli 
Vengo  ,  o  duca  ,  un  rio  delitto. 
Un  delitto  !  a  me  ! 

Par.  Che  intendo  ? 

Sì:  un  delitto  atroce ,  orrendo  ! 
Al  mio  crin  canuto  credi, 

Al  terrore  in  cui  mi  vedi... 

Guai  se  d’Ugo  ai  giorni  attenti  !.. 
Guai  tre  volte,  guai  per  le! 

Par. Qual  linguaggio! 


(alle  guardie 


L 


GO 


Ern. 
A  zzo 

Ern. 

Par. 
Ugo 
A  zzo 
Ern. 


.zzo 


E  cjuai  spaventi 
Inspirar  pretendi  a  me  ? 

Ubbidite. 

Ah  !  no. 

T’invola. 

Tanto  ardire  ornai  m’irrita. 

Cessa,  amico,  e  li  consola... 

Non  espor  per  me  tua  vita. 

Duca  !  ah  duca  !... 

Olà  ,  finsano 
Tra  tlo  sia  da  me  lontano. 

Vei  sa  dunque  il  sangue  tuo... 

Tu  sei  d’Ugo  il  genitor. 

E  fìa  vero  ? 

Figlio  suo  ! 

Ei  mio  figlio  ?  (Un  gelo  ho  in  cor.) 
Sì  :  Matilde  abbandonata  , 

Dal  tuo  talamo  scacciala  , 

Me  ’l  fidava  ancora  ipfanle  , 

E  moriva  di  dolor. 

Vi  abbracciale. 

Ern.  Oh  colpo  ! 


SECONDO 


Oh  istante! 


3 1 


Par. 

Ugo 
A  zzo 
(a  z) 

Er.iv. 

Ugo  Par. 
A  zzo 

E  UN. 


Padre  ! 


Ugo  ! 


(Gl»  njio  terrori)  (per  abbracciarsi* 


si  arrostano  ambulile  appena  si  avvicinano) 

Che  "veggo  ?  T’arretri -dal  figlio -da!  padre! 
(O  Tato,  è  compiuta  -  la  nostra  sventura.) 
(Fra  noi  si  solleva,  -  s’oppone  la  madre.) 
(Ahi  sorda  in  quell’alma -ah  mula  è  natola!) 


Azzo,  Ugo,  Par. 

a  4  Per  sempre,  per  sempre  -  sotterra  sepolto 
Deli!  fosse  rimasto  -  Parcano  che  ascoltò. 
FossYgli  un  delirio  -  dell’egra  mia  mente, 
Un’ombra  fuggente  -  ai  rairffì  del  di! 

OO  e.  O 


Ma  lassai  è  verace,  -  lo  provo,  Io  sento, 

Al  fero  sgomento  -  che  il  cor  mi  colpi. 
EluN.  (O  vana  speranza  -  vent’anni  nudrita, 

Oh  !  come  in  un  punto  -  al  vento  sei  gita. 
Se  al  nome  di  padre,  -  se  al  nome  di  figlio 
Asciutto  quel  ciglio  -  rimane  così  1 
Alletto  mainalo,  colpevole  amore. 

I  sensi  del  cuore  -  più  santi  sopi.) 

Azzo  ProlePor  d’un’empia  madre. 

Ve’  qual  figlio  hai  tu  serbalo  ! 

Empio  anch’esso... 

Ugo  Ed  empio  il  padre 

Da  cui  nacque... 

E  un.  Forsennato  ! 

A 

Ugo  Si  lo  sono...  là  sgonfio  il  core 
D’amarezza,  di  dolore... 

Ei  la  madre  mi  ha  rapita... 

Ei  serbommi  a  trista  vita... 

Al i  restava  l’amor  mio, 

E’amor  mio  sepolto  in  me... 

Or  dinanzi  al  mondo  e  a  Dio 

Onesto  amor  delitto  ei  fé  !  (A  Lio  v  imn'o- 

Par.  I  irò  !...  ali  cessa1..  ’<*  lùtee  pensoso) 


\ 


32  ATTO  SECONDO 

Ugo  Ov’è  la  scure  ?... 

Tronchi  dessa  i  miei  tormenti. 

Par,  Non  udirlo...  a  sue  sventure  (ad  Azzo) 

Dona  tu  gli  amari  accenti. 

Me  cagion  di  tanta  pena, 

Me  soltanto  opprimi  e  svena... 

Ma  il  tuo  figlio...  ah!  no...  non  muoja... 
Lo  risparmia  per  pietà.  (breve  silenzio 
Azzo  T.  eco  il  traggo  Li  viva.  Azzo  si  riscuote) 
Ern.  e  Par.  (Oh  gioja!) 

Ugo  Viver  io  !... 

Ern.  e  Par.  .  T’affretta...  va. 

Azzo  a  4  Ugo 

T’  allontana  fin  che  in  petto  Non  è  vita:  è  lunga  morte, 

Di  natura  i  moti  io  sento...  Pena  eterna  che  mi  dai: 
Sciagurato!  un  sol  momento  Le  mie  smanie  tu  non  sai... 
Li  potrebbe  soffocar.  Ti  farian  raccapricciar. 

(Ah!  perchè  son  io  costretto  (Ah!  mi  lascia,  o  cruda  sorte, 
Mio  malgrado  a  lagrimar!)  Men  colpevole  spirar.) 

Par.  Vanne:  P 

Ern.  Vieni  :  fu^’  e  alroce  scena 

All’Italia  si  risparmi. 

Per  pietà  di  più  non  farmi 
Di  terror,  d’orror  gelar. 

(Ah!  chi  mai  morrà  di  pena, 

S’io  pur  seguo  a  respirar!) 

(Ern.  strascina  seco  Ugo.  A  zzo  accenna  di  allontanar  Par.) 

SCENA  X. 

AZZO  e  Guardie. 

Azzo«Vada...  si,  vada:  a  inorridir  non  abbia 
«Per  me  Ferrara.  Ella  rimane...  e  basta. 

?? Oli!  quale  in  me  contrasta 

«Folla  d’affetti,  e  tutti  orrendi,  e  tutti 

«Disperati  e  feroci!  (*)  Olà!  Guidata  (*  passeggia 

alcuni  momenti  agitatissimo  ,  indi  pacatamente) 

«Alle  ducali  stanze  un’altra  volta 
«Sia  Parisina,  e,  qual  poc’anzi  eli’era, 

«Onorala  da  lutti y  ed  ubbidita. 

«Non  più;  son  fermo...  appien  mia  trama  è  ordita, 

CALA  IL  sifAliio.  (parte) 


ATTO  TERZO 

* — "  '■■■  ■ 

SCENA  PRIMA 

Luogo  terreno  nel  Ducale  Palazzo. 

Da  un  lato  domestica  cappella.  In  fondo  fìnestroni  chiusi. 

Damigelle  di  Parisina  e  Cavalieri 
escono  lentamente  dalla  cappella. 

Coro  Muta  ,  insensibile , 

Se  non  in  quanto 
Dagli  occhi  turgidi 
Le  sgorga  il  pianto , 

L’  afflitta  giace 
Dell’  ara  al  piè. 

Pregar  lasciamola, 

Non  la  turbiamo: 

Calmar  quell’  anima 
Noi  non  possiamo  : 

Per  lei  più  pace 

Quaggiù  non  è.  (si  ritirano) 

SCENA  II. 

PARISINA,  indi  I  AI  ELDA. 

Par.  No...  piu  salir  non  ponno 

Miei  prieghi  al  ciel. Pur  più  straziato  core 
Mai  non  ricorse  a  lui  come  il  cor  mio. 

Imelda  I . . . 


3  {  ATTO 

Ime.  à  tc  son  io 

ST inizia  d 'alcuna  speme.  In  suo  perdono, 
Par  fermo  il  Duca:  ei  congedò  tranquillo 
Il  generoso  Ernesto, 

A  cui  guidar  lontano  Ugo  è  concesso. 

Par.  Ugo  !...  Ei  dunque  partì  ? 

Die.  Parla  sommesso... 


Un  fogl  io  suo  ti  reco... 

Prendi. 

Pab,  Un  suo  foglio!...  E  chi  te ’1  diè? 

Die.  Poc’anzi 

Un  giovine  scudier  furtivamente 
Nell’atrio  che  conduce  a  queste  stanze. 

Par.  Incauto  !  e  quali  ancor  nutre  speranze  ! 

(legge  il  foglio) 


JT  Azzo  non  ti  fidar  :  non  può  del  mostro 
Esser  la  calma  e  la  pietà  sincera. 

Quando  la  squilla  del  Acino  chiostro 
Del  falba  annunzierà  fora  primiera , 

Da  tal  condotto  che  il  periglio  nostro 
Mosse  a  pieta.de.  e  che  salvarci  spera , 

A  le  pei'  via  segreta...  (si  arresi;») 

Oh  !  Gel  ! 


Ime.  Prosegui... 

A  che  li  turbi  ? 

Par.  Osa  sperar  1’  insano 

Clf  io  con  lui  fugga  !... 

Ime.  Oh!  non  lo  speri  invano. 

Io  ,  te  ’I  confesso  ,  io  pure  , 

Più  che  d’  Azzo  il  furor ,  temo  la  calma... 

Io  conobbi  Matilde... 


Par.  (con  gli  occhi  sul  foglio)  In  seii  del  padre 

Condurmi  ei  vuole...  e  s’  io  ricuso  ,  ei  giura 
Di  sua  mano  svenarsi  in  queste  soglie. 

Ime.  Ei  II’  è  capace.  (lontano  orologio  suona  un’ora) 

Par.  v  Ahi  !  qual  tremor  mi  coglie  ! 

E  questa  l’ora  !  r 
Ime.  E  questa... 


TERZO 


«•>  » 
0) 


Che  risolvi  ? 


Par, 

Ime. 

Par. 


Io...  non  so.  -  Segreta  toc© 


Mi  d  ice  che  quest’ora 
L’  ultima  è  di  mia  vita. 


Oh!  ti  conforta.,. 


Disgombra  il  tuo  lerror... 


Non  odi  intorno 

Un  gemer  fioco  !...  di  sinistri  augelli 
Uno  strido  non  senti  !...  errar  non  vedi 
Ticino  un’  ombra  ?... 

3 me.  Il  cluol  t’inganna,  il  credi. 

Par.  Ciel ,  sei  tu  che  in  tal  momento 

Mi  sgomenti  ,  e  m’  empi  il  core 
Di  quel  tremito  d’orrore 
Che  è  presago  del  morir. 

Suppl  icarti  invano  io  tento  , 

Io  ti  sporgo  invan  le  braccia  : 

Sulle  labbra  mi  si  agghiaccia 

•  •  •  v 

La  preghiera  ed  il  sospir.(odesi  flebile  musica) 
Silenzio...  un  suon  lugubre 
Lontano  echeggia. 


Ime. 

Par. 

Coro 


Un  tristo  suon... 

Che  fia  ? 

Da  te,  Signor,  non  sia,  (canto  lontano) 

Come  quaggiù,  dannato} 

Ascenda  perdonato 

Del  tuo  gran  soglio  al  piè... 

Par.  De’  moribondi 

Questa  è  la  prece.  Al  suol  mi  annoda  e  affigge 
Invisibil  poter. 

SCENA  HI. 


DAMIGELLE  e  dette. 

Dam.  Ora  funesta  ! 

Sottratti  al  Duca.  Ei  vien... 

Ime.  (trascinando  Parisina)  Friggasi. 


36 


ATTO  SECONDO 


SCENA  ULTIMA 
AZZO  con  seguito  e  detti. 

Azzo  Arresta* 

Par.  In  quegli  occhi,  in  quel  sembiante.*. 

La  yendetta  io  leggo  espressa. 

Azzo  Ben  vi  leggi.  E4  in  questo  istante 

Piena  è  ornai,  sfogata  è  dessa. 

Par.  Parla...  oh!  Ciel...  di  lui  che  fesli  ? 

Ugo...  ov’è? 

Azzo  Tu  l’attendesti. 

Empia  donna  !  a  te  lo  svela 
In  tal  guisa  il  mio  furor,  (si  aprono  i  veroni 
dal  fondo  ,  e  vedesi  nel  cortile  il  cadavere  di  U  S°0 

Par.  Ugo!...  IO  muoro.  (si  abbandona  sulle  Dame) 
Coro  Ah!  no  ,  le  cela 

Lo  spettacolo  d’  orror. 

Par.  Ugo  !...  è  spento!  -  A  me  si  renda 

La  sua  fredda  esangue  salma  !...  (fuori disè) 
Che  sovr’  esso  io  spiri  1’  alma... 

L ’  alma  oppressa  dal  dolor! 

Scenda,  indegno,  ah  !  su  te  scenda 
Il  suo  sangue  infin  che  vivi  !... 

Ei  del  Sol ,  del  Ciel  li  privi , 

Ti  ricolmi  di  squallor.  (ricade) 

Coro  Ella  manca... 

Azzo  li  Ciel  previene 

La  sua  pena... 

Im.,  Coro  Ahi!  spira!  Ahi!  muori 


CALA  II  SIPARIO, 


OSSIA 

LA  VENDETTA  DI  LATONA 

BELO  UMICO  DIVISO  IN  SEI  AITI 


t 


Inconibenzato  dell  onorevole  incarico  di  riprodurre 
sulle  scene  di  questo  massimo  teatro  il  ballo  Niobe,  in- 
ventato  e  diretto  dal  celebre  G.  Gioja  nel  1816,  e  già 
da  me  riprodotto  in  Vienna  con  fortunato  successo 
Ilei  1 838 ,  mi  sia  permesso  implorare  V  indulgenza  di 
questo  pubblico  cortese.  E  sJ  egli  vorrà  accogliere  favo¬ 
revolmente  questo  tenue  saggio  dei  primi  miei  passi  in 
così  vasta  c  cospicua  arena ,  mi  sarà  di  non  lieve  in¬ 
coraggiamento  onde  farmi  ardito  a  presentargli  in  altra 
occasione  alcun  mio  proprio  componimento  e  meritarmi 
sempre  piu  la  valida  sua  benevolenza. 


Augusto  Huss. 


AVVERTIMENTO 


_/V iobe  , figlia  di  Tantalo  e  una  delle  Plejadi ,  fu 
sposa  d’Anfione  re  di  Tebe  ,  celebre  in  tutta  Van- 
tichità  per  i  portenti  della  sua  cetra.  Questo  imeneo 
fu  de ?  piu  felici  ne ’  suoi  primi  anni  per  la  non  co¬ 
mune  fecondità  di  Niobe,  che  fu  madre  di  molti  figli. 
Di  odoro  di  Sicilia  ed  O  oidio ,  seguendo  le  tracce  di 
Diodoro ,  li  fanno  ascendere  al  numero  di  quattor¬ 
dici.  Apollodoro ,  appoggiato  alV asserzione  di  Esio¬ 
do ,  pretende  che  ella  avesse  non  meno  di  dieci  figli 
ed  altrettante  figlie.  Il  principe  degli  Epici  Omero , 
primo  pittore  delle  memorie  antiche ,  non  gliene  as¬ 
segna  che  dodici  nel  XX DI  libro  del!  Iliade  ,  je* 
maschi  cioè ,  e  sei  femmine.  L’ autorità  di  quest  ultimo 
è  più  che  bastante  a  giustificare  il  numero  a  cui 
nella  varietà  di  tante  lezioni  si  decise  il  compositore 
ad  attenersi. 

La  strage  di  tutti  questi  figlia  operata  dagli  strali 
di  Apollo  e  di  Diana ,  per  vendicare  la  loro  madre 
Latona  degli  oltraggi  e  degl' insulti  che  si  permise 
contro  la  sua  Divinità  l'orgoglio  di  Niobe ,  e  la  me¬ 
tamorfosi  di  questa ,  sono  troppo  note  per  rispar¬ 
miare  il  tedio  di  un  maggiore  detta  fio. 


L’unica  licenza  presa  nell  esposizione  di  questo 
argomento  si  è  d ’  avervi  introdotto  il  personaggio 
d  Asteria,  principessa  del  sangue  di  Cadmo ,  desti¬ 
nata  sposa  ad  Ismeno  figlio  primogenito  d  Arfione 
e  di  Niobe. 

La  lotta  de 5  Venti,  per  trasportare  d  marmo  in 
cui  fu  cangiata  Niobe  nella  Frigia  di  lei  patria,  che 
introduce  Ovidio  nel  IN  libro  delle  Metamorfosi  e 
che  V  Anguillaia  suo  felicissimo  interprete,  poetica¬ 
mente  estende ,  sembrò  opportuna  a  somministrare 
al  presente  spettacolo  un  fine  nuovo  in  parte  ^  per 
cui  si  cercò  di  adottarla'' nella  forma  più  verisimile. 


PERSONAGGI 


ATTORI 


ÀNFIONE  ,  Re  di  Tebe  sig.  Catte  Effisio 
NIOBE  ,  sua  consorte  sig.a  L  asina  Muratori  G. 

LORO  FIGLI 

Maschi  Femmine 

ISMENO  sig.  Chion  NEREA  sig.a  Granzini 

ALFENOR.E  si g.a  Wouthier  PITIA  sig.a  Cottica 

TANTALO  sig.aBERTuzzi  PELOPIA  sig. a Catena 

FEDIMO  sig. a  Gonzaga  ASTIOCHEsig.a  Pirovano 

SIPILO  sig.a  DomenichettisOGIGI  A  sig.a  Màrzagora 
1LIONEO  sig.a  Fuoco  AMICLEA  sig. a  Donzelli 


ASTERIA  ,  discendente  di 
Cadmo  e  promessa  sposa 

ad  Ismeno  sig.aBussoLA  Maria  Luigia 

TIMAGENE,  seguace  d’ A- 

steria  sig.  Pagliaini  Leopoldo 

AUGURE  sig.  Pratesi  Gaspare 

Gran  SACERDOTESSA  di 

Latona  sig.a  Gabba  Anna 


Confidenti  d’Anfione  ,  Grandi  del  R.egno  ,  Seguaci 
d'’ Asteria,  Guardie  reali,  Popolo,  Sacerdoti 
Damigelle  ,  Sacerdotesse. 


DIVINITÀ' 


VULCANO 

LATONA 

DIANA 

APOLLO 

ASTRO  ,  foriero  della  Luna 


sig. 

sig/ 

sig.a 

sig. 

sig. 


Trigambi  Pietro 
Casati  Bellini  Luigia 
Gusman  Rosina 
Mervntb  F.  * 

Chion  Teodoro 


Ore  diurne  N.  12.  Ore  notturne  N.  12. 


Giove,  Giunone  e  tutte  le  Divinità  delPOlimpo. 
Ciclopi,  Venti  Orientali  e  Venti  Occidentali. 


ATTO  PRIMO. 

Tempio  di  Latona  festivamente  ornato  per  Vanirne 
ricorrenza  della  nascita  cP  apollo  e  di  Diana 
il  cui  simulacro  è  nel  centro  del  tempio . 

Olocausti  in  onore  di  Latona,  eseguiti  dalle  sacer¬ 
dotesse,  alla  presenza  d’Ismeno,  de’ suoi  fratelli  e  sorelle, 
d’  Asteria  e  del  reai  corteggio.  Obblazìoni  alla  Dea. 
Danza  votiva,  in  cui  manifestasi  il  reciproco  amore  di 
Ismeno  e  d’Asteria. 

Comparsa  di  Niobe  seguita  dalla  minore  delle  sue 
figlie.  Dimostrazioni  d’  affetto  e  di  rispetto  per  parte 
della  prole.  Disprezzo  di  Niobe  nel  veder  coloro  che  si 
genuflettono  al  simulacro.  Indignazione  per  tanto  or¬ 
goglio  ed  interruzione  dei  sacri  omaggi.  Vanto  di 
Niobe  del  proprio  potere  e  delle  proprie  dovizie  } 
e  conchiude  esser  molto  più  degna  degli  onori  divini, 
per  la  sua  fecondità  di  prole  superiore  di  gran  lunga 
a  quella  di  Latona ,  essendo  questa  soltanto  madre 
di  due  figli.  Rispettosa  rimostranza  della  gran  sa¬ 
cerdotessa.  Scherno  di  Niobe  verso  la  sacra  ministra, 
e  temerità  nell’ascendere  l’altare,  obbligando  tutti  gli 
astanti  a  venerarla.  Partenza  d’Asteria  in  traccia  d’An- 
fione,  onde  egli  possa  por  freno  a  tanta  baldanza. 

Timidezza  delle  sacerdotesse  nell’ ardere  profumi  ai 
cospetto  dell’orgogliosa  donna.  Spaventoso  rombo  sot¬ 
terraneo.  Apparizione  di  densa  nube  che^  oscurando  il 
giorno,  toglie  il  simulacro  all’altrui  vista  e  dilegua  !e 


fiamme  testé  accese.  Spavento  universale.  Arrivo  d’An- 
fione}  suo  turbamento  ed  insistenza  di  Niobe  ne’ suoi 
colpevoli  attentati.  Violenza  del  Re  che  rimprovera  i 
figli  ed  inveisce  contro  la  moglie,  obbligandola  ad  allon¬ 
tanarsi  dal  tempio^  partenza  de’circostanti  nel  maggiore 
disordine. 


ATTO  SECONDO. 

Appartamenti  d?  Anjìone^  ornati  di  tappeti  rappre¬ 
sentanti  le  sue  gesta  e  quelle  della  famiglia  di 
Cadmo.  La  famosa  cetra  d  Anfione  è  situata  in 
luogo  distinto. 

Estremo  dolore  d’Anfione  pel  sacrilego  ardire  della 
consorte.  Inutile  conforto  dell’Augure  sommo,  e  sug¬ 
gerimento  del  medesimo  al  Re  perchè  tenti,  col  suono 
della  sua  lira,  d’impietosire  i  Numi  ,  sotto  la  condi¬ 
zione  però  che  Niobe  s’induca  ad  implorar  perdono,  e 
facciasi  precedere  solenne  sacrificio  d’espiazione. 

Partenza  dell’Augure  ed  arrivo  contemporaneo  di 
Ismeno  e  d’Asteria,  ì  quali  chieggono  al  Re  quando  po¬ 
tranno  essere  uniti  dal  sospirato  imeneo.  Indignazione 
del  Re  per  tal  richiesta  in  un  momento  in  cui  teme  la 
celeste  vendetta.  Arrivo  di  Niobe. 

Contrasto  fra  Niobe  ed  Anfione,  il  quale  vuol  trarla 
al  tempio,  per  ivi  umiliare  la  sua  alterigia.  Rifiuto  di 
lei,  che  addita  al  consorte  le  glorie  delle  comuni  fa¬ 
miglie  espresse  nei  tappeti.  Sdegno  del  Re,  che_,  dopo 
aver  preso  la  sua  cetra ,  risolutamente  seco  trae  la 
consorte. 


ATTO  TERZO. 

Reggia  del  Sole. 

Comparsa  d’ Apollo  nella  sua  rifulgenza  sulla  quadriga 
di  ritorno  dal  corso  diurno.  Egli  è  preceduto  dall’Astro 


foriero  della  Luna  ed  accompagnato  dalle  Ore  del  giorno} 
esultanza  delle  Ore  di  notte  e  di  Diana  nel  rivedere 
Apollo.  Danza  intrecciala  dalle  Ore  ,  in  cui  prendono 
parte  i  due  divini  germani  e  l’Astro. 

Presenza  improvvisa  di  Latona  in  aspetto  il  più  do¬ 
loroso.  Richiesta  alla  Dea  del  suo  affanno:  sdegno  d’A- 
pollo  e  di  Diana  nell’udirne  la  cagione,,  e  loro  giura¬ 
mento  di  vendetta,  sollecitata  dalla  genitrice.  Risolu¬ 
zione  d’Apollo  a  dipartirsi,  per  somminis'rare  gli  strali 
alla  sua  vuota  faretra.  Consiglio  di  Diana  nel  rammen¬ 
tare  al  fratello  che,  ciò  facendo,  perturberebbe  bordine 
della  natura,  e  promessa  di  scendere  in  sua  vece  alla  fu¬ 
cina  di  Vulcano  per  provvedersi  delle  più  formidabili 
saette.  Partenza  d’Apollo  e  di  Latona  nell’interno  della 
reggia,  dopo  essersi  promesso  da  Diana  alla  madre  di 
vendicarla  al  più  presto.  Partenza  di  Diana,  che  verso 
il  globo  rapidamente  discende. 


ATTO  QUARTO. 

Esterno  dtìV  cinti  o  di  J  ideano ,  alle  falde  dell'  Etna. 

Stanchezza  di  varj  Ciclopi  minori  e  loro  desiderio  di 
alleviarsi  da’proprj  travagli.  Annunzio  ai  medesimi  del¬ 
l’assenza  di  Vulcano.  Ritorno  di  tutti  nella  fucina. 


Interno  deli'  antro  con  voragine. 

Interruzione  al  giubilo  dei  Ciclopi  cagionata  dal- 
1’  arrivo  del  nume.  Severità  di  questi  nel  richieder 
conto  ai  suoi  seguaci  se  abbiano  terminati  gl’  impo¬ 
sti  lavori.  Rampogna  del  nume  a  questi  artefici ,  non 
trovando  perfezionate  alcune  armature,  e  sua  possanza 
nel  rendere  in  breve  tempo  lucido  uno  scudo.  Gara 
de’  Ciclopi  nell’  esaminar  la  fattura  del  loro  istruttore. 

Arrivo  di  Diana:  sorpresa  di  Vulcano  in  vederla, 
e  ricerca  del  medesimo  per  tal  visita  inaspettata. 
Risposta  della  dea,  la  quale,,  mostrandogli  vuota  la  fa- 


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re  tra  ,  dice  essere  espressamente  discesa  nella  fucina 
per  provedersi  di  frecce.  Comando  di  Vulcano  ai  Ci¬ 
clopi  perchè  si  accingano  a  fabbricarne.  Esecuzione  sol¬ 
lecita  del  lavoro ,  partenza  deila  diva  ed  esultanza  dei 
Ciclopi  per  la  riuscita  del  proprio  travaglio. 

ATTO  QUINTO. 

Esterno  del  tempio  di  Lcitona ,  circondato 
da  boschi  di  palme. 

Dall’  interno  del  tempio  odesi  risuonare  una  soave 
armonia  prodotta  dalla  cetra  d’ Anfìone,  il  quale  tenta 
placare  l’ira  de’ numi.  Nuovo  disprezzo  di  Niobe , 
deridendo  Anfìone ,  da  cui  si  è  sottratta  ,  e  sua  pro¬ 
testa  di  non  voler  piegare  al  cielo  1’  orgogliosa  sua 
fronte. 

Esce  lo  sconsolato  Anfìone  dal  tempio ,  e  suoi 
sforzi  per  ivi  ricondurre  la  traviata  moglie.  Rifiuto 
di  essa  ,  per  cui  Anfìone,  scagliando  da  sè  lontano  la 
cetra,  si  dà  in  preda  al  furore. 

Comparsa  dei  fìgli ,  facendo  scudo  co’  loro  petti  alla 
madre,  ed  allontanando  il  genitore,  raccomandato  ai 
grandi  del  regno  che  lo  accompagnano. 

Avversione  d’  Asteria  ai  principi  di  Niobe  ,  e  sua 
risoluzione  di  seguire  il  Re.  Comando  della  Regina, 
che  le  impone  di  porgere  in  quel  momento  la  mano 
eli  sposa  ad  Ismeno.  Giubilo  degli  amanti. 

Comparsa  del  sommo  sacerdote  ,  fatto  chiamare  da 
Niobe,  e  comando  di  lei  perchè  egli  unisca  in  dolce 
nodo  Ismeno  ed  Asteria. 

Divieto  di  Niobe  al  sacerdote  di  guidare  gli  sposi 
alla  presenza  del  nume ,  volendo  ella  stessa  supplire 
alla  mancanza  del  simulacro,  per  cui  ella  si  compone 
in  aria  maestosa.  Orrore  del  sacro  ministro  nel  ve¬ 
dersi  costretto  ad  obbedire.  Unione  degli  sposi  e  par¬ 
tenza  del  sommo  sacerdote.  Squillo  di  trombe  che 
invita  i  giovani  principi  al  circo  onde  far  prova  di 


Tatare  ne’ginnastici  esercizj.  Rincrescimento  cl’Ismeno, 
nel  dividersi  dalla  sposa.  Insinuazione  di  Niobe  ad 
Asteria  ed  alle  figlie,  che  vorrebbero  seguire  Ismeno , 
d’  attenderne  il  sollecito  ritorno,  apprestando  frattanto 
i  serti  per  coronare  i  vincitori. 

Cupo  mormorio  che  per  gradi  si  accresce  e  che 
infonde  spavento  in  Asteria  e  nelle  sorelle. 

Arrivo  d’Anfione,  oppresso  dal  più  vivo  dotare  e 
circondato  dagli  amici  inorriditi.  Annunzio  d?  esser 
piombata  la  vendetta  del  cielo  su  i  proprj  figli .  In¬ 
credulità  di  Niobe,  che  viene  di  ciò  convinta  nel  ve¬ 
dersi  recare  gl’  insanguinati  manti  de’  medesimi.  De¬ 
solazione  universale,  imprecazioni  d’Anfione  contro  la 
moglie.>  e  nuova  incertezza  di  lei  se  debba  prestargli 
fede.  Deliquio  cl’  Asteria  che  vien  trasportata  altrove 
dalle  donzelle. 

Partenza  di  Niobe  furibonda ,  dopo  essersi  svinco¬ 
lata  dalle  braccia  di  coloro,  che  volean  trattenerla. 

Angoscia  d’Anfione,  il  quale,  sostenuto  da’ suoi  fidi, 
segue  da  lungi  le  orme  della  consorte. 

ATTO  SESTO. 

Atrio  con  veduta  del  Circo . 

%  f 

Arrivo  e  tramortimento  di  Niobe  nel  vedere  le  spo¬ 
glie  dei  figli  estinti.  Dotare  de’  circostanti  intenti  a  soc¬ 
correrla.  Riacquistando  1’  uso  de’  sensi ,  ella  forsen¬ 
nata  si  aggira  ,  abbraccia  or  1’  uno  or  1’  altro  manto 
de’  morti  figli  ,  freme,  vacilla  ed  è  universalmente 
compianta. 

Orrore  che  provano  le  figlie,  ivi  accorse,  alla  vista 
di  sì  atroce  spettacolo.  Fierezza  della  madre,  che  ad 
un  tratto  si  scuote,  invitandole  al  suo  fianco.  Sue  in- 
'  vettive  contro  i  numi,  dicendo  che,  malgrado  l’ucci¬ 
sione  eie’  figli,  le  rimangono  sei  figlie,  e  che  con  esse 
soltanto  ella  è  superiore  a  Latona.  Le  figlie  vorreb¬ 
bero  allontanarla  da  luogo  cotanto  funesto.  Nuo 


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va  punizione  de’  numi  ,  le  cui  snelle  colpiscono 
Astioche  e  Ogigia.  Sbigottimento  di  Pelopia  ,  che 
scongiura  la  madre  a  non  irritare  vie  più  la  Dea  ^  ma 
altri  strali  trafiggono  Pelopia,  Pitia  e  Aerea  nell’atto 
che  vogliono  darsi  alla  fuga.  Yano  pentimento  di  Aiobe, 
ed  ancora  più  vana  difesa  dì  questa  desolala  madre 
nel  celare  sotto  il  proprio  manto  Àmiclea,  l’ultima  e 
la  più  tenera  delle  sue  figlie ,  che  parimente,  dallo 
strale  percossa,  le  cade  a’  piedi. 

Affanno  del  misero  Anfione,  e  sua  disperazione  alla 
vista  de’  proprj  danni.  Imprecazioni  contro  la  sacri¬ 
lega  donna,  obbligandola  a  contemplare  le  vittime  di 
tanto  orgoglio.  Ella,  quasi  d’  ogni  sentimento  priva, 
si  lascia  trasportare,  finché  il  dolore  a  poco  a  poco 
la  cangia  in  marmo.  Anfione,  più  non  potendo  reg¬ 
gere  all’  eccesso  del  dolore,  cade  disperato  sul  corpo 
d’ A  m  idea. 

Sforzo  de’ venti  occidentali  per  trasportare  in  Asia, 
ove  nacque  Aiobe  ,  il  sacrilego  monumento  di  lei,  non 
volendo  che  resti  in  Europa,  per  cui  vie  più  imper¬ 
versando  oscurano  il  cielo. 

Costretti  finalmente  i  venti  orientali  a  cedere  agli 
occidentali ,  questi  trasportano  in  Frigia  il  masso. 

Apparizione  di  Giove ,  corteggiato  da  tult’  i  numi. 
Per  cenno  di  lui ,  vien  trasportalo  Anfione  all’Olim¬ 
po  }  quadro  generale. 


CALA  JL  SIPARIO. 


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LA  VENDETTA  DI  LA TONA 


Ballo  Traeioo  divido  in  sei  affi.